"Sometimes I feel I've got to Run away I've got to Get away From the pain that you drive into the heart of me The love we share Seems to go nowhere And I've lost my light For I toss and turn I can't sleep at night..."
Così comincia una delle mie canzoni preferite: "Tainted Love"... in qualunque versione sia stata interpretata.
La più famosa è indubbiamente la cover dei Soft Cell capitanati da Marc Almond... cover???? Eh già, non è stata scritta da loro, no, no!
Tainted Love è una canzone scritta nel 1964 da Ed Cobb (1938-1999), bassista e fondatore dei The Four Preps, quartetto maschile di musica popolare americana in attività dal 1956 e mai sciolti.
L'interpretazione fu affidata a Gloria Jones, cantautrice californiana dotata di una corposa voce gospel, soul e R'n'B. L'originale del pezzo è assolutamente in stile northern soul, Gloria Jones è energica, i cori perfettamente inseriti, insomma una perla che però non ebbe successo in quanto inserita come B-side del singolo "My Bad Boy's Comin' Home", uscito nel 1965, che fu un deciso flop commerciale.
Ascoltiamo insieme questa grande canzone...
... tosta eh!
Per i Soft Cell, "Tainted Love" rappresenta la svolta. Reduci dall'uscita della canzone "The Girl with the Patent Leather Face", contenuta nella compilation "Some Bizzare Album" che però non li rende famosi lasciandoli per un po' nel dimenticatoio, decidono di registrare la cover del brano "Tainted Love" nella preparazione del loro primo album "Non-Stop Erotic Cabaret" (1981). La loro versione è caratterizzata dal sound elettronico degli anni '80. La voce pulita di Marc Almond ed un ripetuto suono particolare che accompagna tutta la parte strumentale rendono questa canzone moderna ed assolutamente di successo. La casa discografica Phonogram avrebbe voluto che il duo inserisse basso e batteria nella registrazione, ma Marc e David imposero la loro scelta: drum machine, synth e voce, nient'altro... meno male!
Da qui in poi i Soft Cell avranno il meritato riconoscimento, nonostante lo scioglimento nel 1984 e la reunion nel 2001. Il duo formato da Marc Almond e David Ball resta una delle formazioni più significative degli anni '80.
Eccola qui!
Prima ho menzionato un album: "Some Bizzare Album". Questo disco, pubblicato nel 1981, vedeva protagonisti, oltre ai Soft Cell, gruppi come i The The, i Blancmange ed i fantastici Depeche Mode, che contribuirono alla track list con il pezzo "Photographic", in una versione remix chiamata "Photographic (Some Bizzare Version)". Trovo sempre il modo di nominare il mio gruppo preferito!
Più recentemente anche Marilyn Manson è rimasto affascinato da "Tainted Love", registrandone una versione nel 2001 per il film "Not Another Teen Movie" ("Non è un'altra stupida commedia americana", in italiano) ed inserita, come bonus track, nell'album "The Golden Age of Grotesque" del 2003. Credo che il Reverendo però sia stato ispirato dalla cover dei Soft Cell, piuttosto che dall'originale.
La sua cover è intrisa di sonorità gotiche e industriali, caratterizzata dalla sua voce maligna e viscida, che trascina l'ascoltatore in un vortice, scandito dal ritmo della canzone... tutta per voi...
Venerdì scorso io e la mia dolce metà siamo andati al concerto dei Planet Funk al GruVillage di Grugliasco (To). Purtroppo non c'era molta gente ed è stato un peccato, perché hanno dato spettacolo per un'ora e mezza facendo ballare tutti con i loro successi.
Il palco non era molto elaborato, dietro di loro c'era un reticolato che si illuminava di diversi colori dal blu elettrico al rosso, sottolineando le canzoni, e luci bianche sapientemente illuminate che bucavano questa rete per una scenografia davvero d'impatto.
Qui potete leggere l'articolo del quotidiano La Stampa che ne ha parlato: Planet Funk in Concerto
Così oggi voglio parlarvi di loro, i Planet Funk, proprio interessanti!
Procediamo con ordine.
Un tempo c'erano i Souled Out!, gruppo tutto italiano composto da Alessandro Sommella, Domenico GG Canu e Sergio Dalla Monica, che nel 1992 ha avuto successo internazionale con la hit "Shine On" prodotta dalla Sony Italia. C'erano anche i Kamasutra, duo composto da Alex Neri e Marco Baroni.
I primi fondevano il soul con sonorità dance ed il successo è arrivato con l'album omonimo "Souled Out!" che conteneva anche la canzone "Stuck On Love", cantata da Dee Lewis; i Kamasutra, genere funky house, firmarono successi come "Happiness" nel 1997, con la vocalist Jocelyn Brown.
"Stuck On Love" Souled Out! feat. Dee Lewis
"Happiness" Kamasutra feat. Jocelyn Brown
I Souled Out! fondano, nella seconda metà degli anni '90, l'etichetta Bustin' Loose, che produce canzoni di successo, una su tutte "Looking For Love", cantata da Karen Ramirez. Chi se la ricorda?
Planet Funk è il titolo di un brano di Alex Neri e diventa lo spunto per Alex per pubblicare due Ep di successo con il nome di Alex Neri Planet Funk Project.
Fu alla Winter Music Conference di Miami del 1999 che Alex Neri e Domenico GG Canu si incontrarono e iniziarono a pensare a come rendere la propria musica più emozionante, più sperimentale e così al rientro in Italia i Planet Funk si presentarono come un collettivo musicale eclettico, pronto ad esplorare nuovi orizzonti.
Il primo pezzo pubblicato come Planet Funk è "Chase the Sun", nel 2002, con la voce della cantante lappone Auli Kokko... non male, vero? Resta una delle loro canzoni più famose!
Questo singolo fa parte del loro primo album dal titolo "Non Zero Sumness", del 2002, che contiene anche hits come "Who Said (Stuck in the UK)", "Inside All the People", "Paraffin" e "The Switch"... davvero non so quale condividere con voi... mi piacciono tutte!
Planet Funk "Who Said (Stuck in the UK)"
Planet Funk "Paraffin"
Come avete notato, in queste canzoni la voce non è più quella di Auli Kokko, ma di uno strano ragazzo inglese che risponde al nome di Dan Black, fondatore dei The Servant (quelli del brano "Orchestra"), che collabora attivamente con i Planet Funk dal 2002 al 2005. Abbiamo già detto che i Planet Funk sono un collettivo musicale, dunque, "zoccolo duro" a parte, formato da Alex e Domenico, i cantanti variano.
Nell'album diversi brani sono cantati dalla vocalist Sally Doherty, ma quelli trainanti sono tutti con la firma vocale di Dan Black che apporta al gruppo la sua esperienza nel genere elettronico sperimentale.
Il 2005 è l'anno di pubblicazione del secondo album: "The Illogical Consequence" che contiene il brano "Stop Me" cantato da John Graham. Altro bel lavoro, ma io preferisco il precedente, Dan Black secondo me è perfettamente consono ai Planet Funk.
Il video di "Stop Me" è molto particolare, avete visto? La Direct 2 Brain, l'azienda che si è occupata della realizzazione ha svolto un lavoro grafico/tecnico/artistico di livello davvero eccellente.
Il pezzo è anche colonna sonora degli spot della Coca-Cola.
Nel 2006 esce "Static", album di 10 tracce molto diverse tra loro, in perfetto stile Planet Funk, d'altronde il loro progetto è sperimentale, dunque è più che giusto ascoltare brani composti con diversi stili!
Questo album è realizzato senza Alessandro Sommella, che nel frattempo, lascia la grande famiglia per dedicarsi ad altri progetti personali.
Ascoltiamo Static, troppo bella!!!! Ah, il brano, come potete vedere, è stato usato nel videogioco calcistico Fifa 08. Enjoy!
Dopo una pausa di cinque anni, con una raccolta pubblicata nel 2009, nel 2011 esce finalmente il loro quarto album dal titolo "The Great Shake". Nuovo album, nuovo vocalist! Diamo il benvenuto alla carica ed all'onda rock di Alex Uhlmann, cantante e chitarrista lussemburghese.
Il singolo di presentazione dell'album è "Another Sunrise", scelto anche come colonna sonora dello spot dell'auto Hyundai i20 Sound Edition. Eccolo qui!
La voce di Alex è molto versatile, ho avuto il piacere di ascoltarlo dal vivo ed è non solo perfetta e sempre energica, ma ha saputo personalizzare i successi cantati da Dan Black, cosa assolutamente non semplice.
Non faceva parte dell'album la cover di "These Boots Are Made For Walking" (originale scritta da Lee Hazlewood e cantata da Nancy Sinatra), viene inserita successivamente insieme al pezzo in collaborazione con Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. La canzone è colonna sonora dello spot Wind e del film "La Kryptonite nella borsa" di Ivan Cotroneo. La Rai ha scelto questa canzone per gli spot dei Campionati Europei di calcio 2012. In questo caso vi faccio ascoltare un estratto, ripreso direttamente dal mio iPhone, durante il concerto del 15 giugno al GruVillage!
Ok, è pessimo, lo so... ed è anche storto!!!!! Lo ammetto, è il primo video che faccio sul melafonino... mi specializzerò, promesso!
Mi faccio perdonare facendovi ascoltare il pezzo in modo decente...
I Planet Funk sono in tour, stanno allietando l'Italia con il loro ritmo e la loro bravura, andateli a sentire se potete!
Google oggi ci delizia con un Doodle davvero speciale.
C'è un bel Minimoog da suonare, con tutte le impostazioni da provare, bellissimo!
Oggi è l'anniversario della nascita di Robert Moog, nato a New York City il 23 maggio del 1934, ingegnere elettronico laureato alla Columbia University di New York e pioniere della musica elettronica con l'invenzione di un proprio sintetizzatore. Robert Moog si basò sul suono del Theremin per sviluppare il suo sintetizzatore a tastiera, negli anni '60. Il suo Minimoog, divenne talmente famoso che tutt'oggi ci si può riferire ai sintetizzatori chiamandoli semplicemente moog.
Il noto musicista Walter Carlos (ora Wendy Carlos, sì, ha cambiato sesso) pubblicò, nel 1968, "Switched-On Bach", un album basato sulle composizioni di Bach, riviste in chiave elettronica con l'uso del moog. L'album contiene, tra le altre opere di Bach, l'intero Concerto Brandeburghese n.3.
Mr. Moog ci lascia il 21 agosto 2005, a causa di un tumore al cervello.
Ecco qui un Minimoog:
Questo strepitoso strumento viene utilizzato da moltissimi artisti tra i quali posso citare: Richard Wright dei Pink Floyd, Keith Emerson degli Emerson, Lake and Palmer, Air, Tangerine Dream, Ozzy Osbourne, Whitesnake, Deep Purple, Kraftwerk (principalmente da "Autobahn" a "Computer World"), Ultravox e Vangelis.
Nonostante l'età, il Minimoog è ancora utilizzato, tanto che la Moog Music, casa produttrice dei Minimoog (nelle varie versioni), nel 2001 ha prodotto una nuova versione del sintetizzatore, il Minimoog Voyager, con più memoria e impostazioni più "moderne".
I primi 600 pezzi del Minimoog, firmati dall'ing. Robert Moog vennero venduti a 3.495 dollari cadauno... oggi, la stessa versione del Minimoog, ovviamente non autografata, costa 2.995 dollari. Il prezzo tiene, come era logico aspettarsi per uno strumento così importante per la musica elettronica di tutti i tempi!
Scusate, ma ora torno a divertirmi con il Minimoog che Google ci regala solo per oggi... a presto!
Visto che da poco è uscito l'ultimo album dei Garbage, dal titolo "Not Your Kind of People", voglio rispolverare con voi la biografia di questa band che ho sempre amato.
Li ascolto dai tempi di "Stupid Girl", singolo estratto dal loro primo album omonimo, "Garbage" appunto. Sono sempre rimasta affascinata da Shirley Manson, front-woman del gruppo, bella, intrigante e tosta davvero!
Ma procediamo con ordine e partiamo da lontano. Nel 1983, Butch Vig e Steve Marker fondano a Madison, Wisconsin, USA, gli Smart Studios, studi di registrazione fondati per produrre e promuovere band locali. Gli studi hanno grosse potenzialità, tanto che i Nirvana vi registrano alcune parti dell'album strepitoso "Nevermind" e gli Smashing Pumpkins registrano il loro album d'esordio "Gish", ma anche "Siamese Dream".
In questi studi vengono registrati tutti gli album dei Garbage, ovviamente.
Butch Vig, agli inizi degli anni '90 decide di formare una band, dato che nel corso degli anni aveva composto e registrato un bel po' di materiale, così chiede a Steve Marker e a Duke Erikson, rispettivamente impegnati con le band Spooner e Fire Town di unirsi a loro, nel "miscuglio" rimasero i Fire Town, per farla breve.
Il cantante del gruppo era Vig, fino a quando non ascoltarono la voce e tastierista del gruppo degli Angelfish (ex Goodbye Mr. Mackenzie), Shirley Manson, e decisero, tramite i propri agenti, di contattarla. Shirley all'inizio non sapeva chi fossero, ma quando seppe che lo studio di Vig aveva contribuito alla realizzazione di "Nevermind" dei Nirvana, decise di fare l'audizione per il gruppo, avvenuta a Londra nel bel mezzo della tournèe degli Angelfish, che facevano da gruppo spalla dei Live. In prima battuta il provino non andò bene e lei, alla fine del tour con gli Angelfish che sancì anche il loro scioglimento, riuscì ad ottenere una nuova audizione, questa volta fu un successo.
Nascono così, nel 1993 i Garbage.
Il nome Garbage in realtà era già nato prima dell'arrivo di Shirley Manson. Pare che il nome derivi da un episodio in cui un gruppo che stava registrando agli Smart Studios, ascoltando la musica dei Fire Town, molto elettronica, la etichettò come garbage (spazzatura). Altre fonti dicono che Trent Reznor definì "garbage" il remix eseguito da Vig dell'album "Fixed" dei suoi Nine Inch Nails.
Shirley inizia subito a mettersi a lavoro, scrivendo pezzi come "Queer" e "Stupid Girl", la prima uscì come singolo, insieme a "Only Happy When It Rains" per promuovere il loro album di debutto, "Garbage".
"Garbage" esce nel 1995 e contiene pezzi interessanti, come "Stupid Girl", "Only Happy When It Rains", ma anche "Milk". Nel complesso è un ottimo album d'esordio. Il genere è alternativo, ma con sfumature rock ed elettroniche, la voce decisa, senza troppi vocalizzi decorativi, della Manson personalizza ancor di più questo gruppo, che già da questo prodotto dimostra di avere tutte le carte in regola per essere una band che avrà lunga vita nel mondo musicale. L'album vende circa quattro milioni di copie, non male, eh?
Nel 1998, dopo 2 anni di intenso lavoro e di pressioni della Almo Sounds, la casa discografica, che si aspetta dal gruppo almeno lo stesso successo del primo album, esce "Version 2.0". Dopo un debutto lento, anche questo lavoro ottiene un buon successo. Con il titolo, la band vuole sottolineare che non ci sono variazioni stilistiche, che la loro strada procede con il sound a loro più congeniale. Perfetto, perchè da quest'album l'estratto più potente è "I Think I'm Paranoid"... eccolo, tutto per voi!
Il brano fa parte della colonna sonora del videogioco Gran Turismo II e, in Italia, è utilizzato in uno spot della Breil.
In questo album possiamo ascoltare canzoni come "Special", "Push It", "You Look So Fine", tutti pezzi decisamente interessanti. ""When I Grow Up" fa parte della colonna sonora del film "Big Daddy - Un papà speciale". Il video di "You Look So Fine" è diretto dal regista e fotografo francese Stéphane Sednaoui e vede la partecipazione del surfista americano Kelly Slater.
Shirley Manson è considerata un'innovatrice, non solo per la musica: è una delle pochissime artiste ad avere il proprio blog su internet.
Nel 1999 scrivono un brano per la colonna sonora del film "007 - The World is Not Enough" dal titolo appunto di "The World is Not Enough", nel pieno rispetto del tema del film, con un'orchestra e tutto il resto! Bel pezzo e bel video, guardate un po'...
David Arnold, compositore inglese che ha musicato il film ha detto:
“Shirley is
the only person I can think of in the world of contemporary music who is the
musical equivalent of Elektra. It is as important as casting the characters –
getting the right voice and right attitude for the song”
Trad. Shirley è l’unica persona a cui penso nel mondo della
musica contemporanea, come equivalente di Elektra. Questo è importante come la
scelta dei personaggi – avere la voce giusta ed il giusto atteggiamento verso
la canzone (Elektra è l’antagonista di James Bond nel film, impersonata da
Sophie Marceau, n.d.a.)
Nel 2001, dopo il tour promozionale di "Version 2.0" ed un periodo di pausa, tornano sulla scena con un album che non ha ricevuto enormi consensi, anche se forse è quello che io personalmente preferisco: "Beautifulgarbage", con l'etichetta discografica Mushroom.
Sono tredici tracce molto interessanti. Le più famose sono indubbiamente "Cherry Lips" e "Androgyny". Tra le due preferisco la seconda, a voi!
L'album è un bel mix di elettronica, pop e rock, in pieno stile Garbage, con la ormai famosa voce di Shirley Manson che caratterizza il gruppo.
Come ho già detto, questo album per me è interamente bello, ma seleziono un paio di pezzi da ascoltare: una canzone triste, malinconica, "Cup of Coffee", ed una bella energica, "Shut Your Mouth" (versione live)... Alzate decisamente il volume! Enjoy!
Nel 2005 esce l'album "Bleed Like Me", con l'etichetta A&E Records (e Geffen per il Nord America).
L'album riscuote un discreto successo, pur non essendo stato pubblicizzato a dovere, dal momento in cui il periodo tra la registrazione e la pubblicazione è stato molto breve. Vende comunque due milioni di copie.
Il singolo trainante è "Why Do You Love Me". Devo ammettere di non aver ascoltato per bene questo album, ma trovo sia un po' più rock degli altri.
Il tour che segue la pubblicazione di "Bleed Like Me" è un successo. Tutte le date sono sold out a dimostrazione che la band continua ad essere molto amata dal pubblico.
Dopo il tour, la band annuncia l'inizio di un periodo di pausa a tempo indeterminato, per far comprendere di non avere intenzione di sciogliersi, ma di aver bisogno di tempo per prendere in mano ognuno la propria vita.
Così, nel 2007 esce "Absolute Garbage", una bella raccolta che regala anche un nuovo singolo ai fans, "Tell Me Where It Hurts". Viene pubblicato anche un altro singolo, "Witness To Your Love", che però è inserito in una compilation per il solo mercato statunitense.
Il 2012 è l'anno del ritorno. Ritorno in grande stile con il brano "Blood For Poppies", che apre la porta alla pubblicazione dell'album "Not Your Kind of People". Il titolo dell'album è un chiaro riferimento al fatto che la band sia arcistufa di sottostare ai capricci ed alle imposizioni delle case discografiche, infatti l'album è autoprodotto. Durante gli anni di pausa i componenti del gruppo si sono dedicati alle proprie passioni. Ad esempio Vig ha prodotto canzoni per Muse, Foo Fighters e Green Day, mentre Shirley Manson ha registrato un album solista mai pubblicato ed ha esordito come attrice nella serie Tv "Terminator: the Sarah Connor Chronicles". Il suo ruolo non è solo un cameo, anzi, è un personaggio fisso del cast!
In attesa di ascoltare per bene l'album, uscito il 14 maggio, vi saluto con "Blood for Poppies"...
Eh sì, è un periodo in cui riaffiora pesantemente il mio amore verso la musica elettronica degli anni '80 e dopo i Kraftwerk, pietre miliari della musica elettronica mondiale, voglio ricordare gli Art of Noise, gruppo inglese nato nel 1983. La loro musica è di base elettronica, ma sperimentale, con influenze new wave e ambient.
Chi non ricorda la celeberrima "Moments in Love"?
Fulcro degli Art of Noise è lui, Trevor Horn, nome assai noto negli anni '80. Horn è il produttore dell'album "Welcome to the Pleasuredome" dei Frankie Goes To Hollywood, ha collaborato alla produzione del bellissimo album "Introspective" dei Pet Shop Boys, ha lavorato con Tina Turner, Seal, Lisa Stansfield, Tom Jones, Genesis, Simple Minds e molti altri (presto un post solo su questo grande personaggio, se lo merita!).
Nel 1983 Trevor Horn stava lavorando con il suo gruppo, gli Yes, e producendo l'album dei Frankie Goes To Hollywood. Tra i musicisti ed arrangiatori scelti per le sessioni in studio troviamo Anne Dudley e J.J. Jeczalik, come tecnico del mixaggio viene assoldato l'ingegnere Gary Langan. I quattro danno così forma agli Art of Noise. Si aggiungerà, dopo breve tempo, Paul Morley che si curerà della direzione artistica del gruppo.
La particolarità stilistica degli Art of Noise è imputabile, talento dei componenti a parte, all'uso del campionatore Fairlight CMI, inventato e prodotto in Australia. Pare che Trevor Horn fosse stato il primo acquirente. Questo sintetizzatore/campionatore è utilizzato anche da Peter Gabriel, Kate Bush, Nick Rhodes dei Duran Duran e Stevie Wonder, per citarne alcuni.
Gli Art of Noise debuttano nel 1983, a settembre, con l'EP "Into Battle with the Art of Noise", che contiene la famosa "Beat Box". L'EP è pubblicato con l'etichetta discografica ZTT/Island.
Paul Morley dirige artisticamente il gruppo in una direzione non usuale per quegli anni, dove i volti degli artisti erano in assoluto nascosti, infatti il gruppo appare sempre mascherato e le copertine dei dischi raffiguravano immagini, citazioni, elementi grafici, ma non i componenti della band.
Musicalmente il gruppo si ispira a Claude Debussy, che rivoluziona la musica popolare all'inizio del secolo, ed agli esperimenti sonori del futurista italiano Luigi Russolo, firmatario del manifesto "L'arte dei rumori", art of noise, appunto.
Nel 1984 esce l'album che li rende famosi in tutto il mondo, il titolo è "Who's Afraid of the Art of Noise?" con l'etichetta ZTT/Island.
Nell'album viene riproposta "Beat Box" e sono presenti due pezzi davvero interessanti. Uno è "Moments in Love" e l'altro è "Close (to the Edit)" che gode di importanti passaggi televisivi sull'emittente inglese MTV.
"Moments in Love" è una composizione presente tutt'oggi in molte raccolte di musica ambient, smooth jazz e chill out, in versione mixata, remixata da altri artisti o originale. E' stata colonna sonora del matrimonio di Madonna (credo con Sean Penn) e viene proposta in molti film e spot pubblicitari.
A voi "Close (to the Edit)"!
Non avete notato niente di familiare in questa canzone?
"Hey, Hey"... non vi sembra di aver sentito il campionamento in "Firestarter" dei Prodigy? Già, già, gli Art of Noise diedero ai Prodigy i diritti per questo campionamento femminile, per poterla inserire nel loro fantastico pezzo. Ascoltiamolo, mette sempre un bel po' di energia addosso!
Nel 1985 il gruppo affronta dei momenti negativi, pare legati al controllo creativo, che scatenano l'abbandono da parte di Dudley, Jeczalik e Langan.
In un'intervista al magazine Melody Maker, nell'ottobre del 1985, Jeczalik disse, a proposito del livello di coinvolgimento di Morley e Horn nell'album "Who's Afraid of the Art of Noise?": "E' difficile da dire. Direi all'incirca l'1,73%, ma potrebbe arrivare al 2. Vedi, tutto quello che è successo è che Gary ed io iniziammo qualcosa, che fu poi rigettato e dovemmo ripetere tutto daccapo". Nel 2002 Morley disse, in un articolo pubblicato su The Guardian, che lui sentiva di essere quello che portava il thè, una sorta di Ringo Starr del gruppo. Rincarò la dose dicendo che dalla sua uscita, con Horn, il successo degli Art of Noise arrivò solo con la collaborazione con Tom Jones... note molto sarcastiche...
Ad ogni modo nel 1986 esce "In Invisible Silence", ora con la China Records/Chrysalis come casa discografica, che contiene la famosa "Peter Gunn", cover della composizione di Henry Mancini, scritta per l'omonima serie televisiva statunitense di cui era tema di apertura e chiusura. Con questo pezzo si aggiudicano un Grammy Award. In questa occasione il gruppo sceglie di non campionare il suono caratteristico della chitarra vibrata di Duane Eddy che, anzi, viene suonata dal vivo.
Il video è simpatico. Il protagonista è il comico inglese Rik Mayall, che prende in giro l'investigazione privata.
Dello stesso album fa parte un'altro pezzo da novanta, "Paranoimia", già bello di per sè, ma ancora amplificato quando gli Art of Noise decidono di remixarlo con la voce campionata del personaggio computerizzato Max Headroom.
Nel 1987, il gruppo è diventato un duo (Jeczalik e Dudley). L'album uscito si intitola "In No Sense? Nonsense" e non raggiunge affatto il successo sperato, neppure con un pezzo che a me tutto sommato non dispiace però, si tratta di "Dragnet".
Nel 1988 esce la cover di "Kiss" di Prince, con la voce di Tom Jones. Questo singolo ebbe molto successo ed effettivamente Morley non aveva tutti i torti a dire, praticamente, che a parte questo pezzo, gli Art of Noise non avevano più concluso niente di buono... anche se qualche chicca ancora c'è stata, a mio parere.
Nel 1989 esce l'album "Below the Waste", senza successo, nonostante il pezzo "Yebo!" interpretato dalle voci delle Mahotella Queens e dal cantante Mahlathini, artisti sudafricani.
E' la fine degli Art of Noise. Nel 1990 si sciolgono. Provano ancora a ricomporre i cocci con la formazione composta da Dudley, Horn. Morley e Lol Creme (new entry) nel 1998. Resistono per due anni, ma nel 2000 si sciolgono definitivamente.
Nei due anni di reunion pubblicano, nel 1999, "The Seduction of Claude Debussy", nuovamente con la ZTT, un concept album che rappresenta il punto di vista del gruppo sulla musica e la vita di Debussy. Il lavoro viene acclamato dalla critica, ma è flop totale nelle vendite.
Le raccolte degli Art of Noise pubblicate dalle case discografiche ZZT e China Records si sprecano... in tutto sono 19. Molte di esse però sono raccolte di mix e remix dei loro brani.
Per oggi è tutto. Vi saluto con un "Kiss"... Art of Noise feat. Tom Jones version!
Adoro la musica elettronica, dunque è arrivato il momento di parlarvi dei Kraftwerk, pionieri della musica elettronica, band tedesca nata nel 1970 a Düsseldorf, in Germania.
Il loro nome significa "centrale elettrica", direi nome perfetto per descriverli.
I fondatori dei Kraftwerk sono Ralf Hütter e Florian Schneider, allora studenti di conservatorio, che avevano appena lasciato il gruppo di cui facevano parte.
Pubblicano il primo album che si intitola "Kraftwerk 1" nel 1971 impiegando tre mesi per registrarlo, dal luglio al settembre del 1970. Per l'incisione si avvalgono dell'aiuto dei percussionisti Andreas Hohmann e Klaus Dinger. L'album ha sonorità krautrock... A mio parere un buffo termine che è stato coniato dalla stampa angloamericana per definire la musica tedesca dei primi anni '70 che aveva sonorità new wave, elettroniche, techno, tipiche dei paesi sassoni. "Kraftwerk 1" contiene solo quattro tracce, insolitamente lunghe (tra i 4 ed i 10 minuti). Sentiamone una: "Stratovarius".
Non sapevo quanti fossero stati i componenti della band entrati ed usciti in quarantadue anni di attività, mi sono documentata e dovrei scrivere un articolo apposta, per cui vi dirò solo dei fondatori: Ralf Hütter a parte una defezione nel 1971 è tutt'ora nel gruppo, mentre Florian Schneider ha lasciato i Krafwerk nel 2008.
Il 1972 è l'anno di "Kraftwerk 2", album in cui si ripropone lo stile krautrock, arricchito di elettronica. Hütter ama definire questo genere Robot Pop.
Il 1973 è l'anno della svolta dei Kraftwerk, che assumono come collaboratore grafico il pittore Emil Schult il cui stile sarà di ispirazione per l'immagine del gruppo.
Aprono il proprio studio di registrazione, Kling Klang, dove registrano il loro terzo album "Ralf and Florian" sempre più elettronico. Sempre nel 1973 esce il primo singolo pubblicato dalla band, dal titolo "Kometenmelodie".
La consacrazione dei Kraftwerk avviene nel 1974, anno in cui pubblicano l'album "Autobahn". L'elettronica è massiccia, l'uso dei sintetizzatori è fondamentale, minimoog e Arp Odissey in prima linea, ma si affiancano comunque i suoni, presenti negli album precedenti, dei flauti, violini e chitarre.
Dell'album, composto da cinque tracce, fa parte "Kometenmelodie", a cui si affianca "Kometenmelodie 2".
Il brano che ha il titolo dell'album dura 22 minuti e 40 secondi. La single version però dura 3 minuti circa, eccola qui!
Nel 1975 esce "Radio-Aktivität", quinto album ufficiale dei Kraftwerk, autoprodotto nel loro Kling Klang Studio. I temi affrontati sono l'inquinamento radioattivo e la radio. E' un concept album, dove la band sperimenta la totale elettronica, abbandonando gli strumenti tradizionali, suonando soltanto strumenti elettronici. E' pubblicato in versione tedesca ed in quella inglese.
Curiosità: l'ultima traccia dell'album si intitola "Ohm sweet Ohm", omaggio al fisico tedesco che diede il nome alla legge omonima, con un titolo in assonanza con "Home sweet Home".
"Trans Europe Express" viene pubblicato nel 1977 in versione tedesca, inglese e francese. La rivista Rolling Stone piazza l'album al 250esimo posto tra i 500 migliori di sempre.
Con questo lavoro i Kraftwerk confermano il passaggio completo all'elettronica, facendo un grande uso di sequencer, vocoder (codificatore di segnali elettrici/elettronici) e Vako Orkestron (campionatore), oltre ai sintetizzatori.
Il singolo "The Robot", che fa parte dell'album "Die Mensch-Machine", in inglese The Man-Machine, del 1979, è un pezzo che esprime davvero l'essenza del gruppo. Ascoltatelo, parla da sè!
Arriva il 1981 ed un altro concept album per i Kraftwerk, dal tema: computer, che iniziano ad affacciarsi sul mercato e che cambieranno davvero il mondo. Il titolo dell'ottavo lavoro del gruppo è "Computer World" ("Computerwelt", in lingua originale). Le traduzioni sono state fatte in inglese, giapponese, francese ed anche italiano! Hanno tradotto nelle varie lingue la canzone che promuove l'album "Pocket Calculator".
Eccola qui, in italiano!
Nel 1986, dopo una lunga pausa dovuta ad un grave incidente occorso a Ralf Hütter mentre andava in bicicletta, vede la luce uno dei lavori che più amo dei Kraftwerk, "Electric Cafè", il primo del gruppo ad essere registrato in digitale.
La canzone che dà il titolo all'album ha un riff che non si dimentica facilmente.
I due singoli di promozione dell'album sono "The Telephone Call" e "Musique non Stop" di cui è stato realizzato un video dalla curatrice d'immagine Rebecca Allen, che ha preso il posto a Schult, dopo il suo abbandono, nel 1982. Questo album è stato pubblicato in inglese, francese e spagnolo e pare abbia riscosso meno successo del precedente.
Un'altra lunga pausa attende i Kraftwerk, che torneranno sulle scene con un singolo "Expo 2000" in onore dell'Expo universale di Hannover del 2000. Dopo 17 anni e l'uscita di una raccolta, nel 2003 pubblicano "Tour de France Soundtracks", album che contiene dodici tracce e che sarà seguito da una lunga tournèe promozionale. L'album è uscito in concomitanza con i festeggiamenti per il centenario del Tour de France e la versione originale è in lingua francese.
Curiosità: dal 2002, nei live, utilizzano pc portatili Sony VAIO.
Dopo la pubblicazione di una raccolta di esibizioni live chiamata "Minimum-Maximum", del 2005, nel 2009 pubblicano "The Catalogue", cofanetto con otto album della band, dal 1974 al 2003.
Fonti non ufficiali comunicano che Ralf Hütter abbia ventilato l'ipotesi di un'uscita di un altro cofanetto contenente i primi tre album dei Kraftwerk, ma non si hanno conferme.
Il gruppo è comunque attivo, aspettiamo novità!
I Kraftwerk hanno influenzato altri artisti, come i miei adorati Depeche Mode, Soft Cell, New Order, Human League, Ultravox... nomi importanti e soprattutto gruppi con una decisa elettronica nel proprio stile.
In questo weekend ho riscoperto un gruppo che per un periodo ho ascoltato allo sfinimento, i Talk Talk.
Dopo aver condiviso un loro video su Twitter e su consiglio di Giuseppe, follower devoto e blogger ho deciso di parlarvene. (Consiglio: date un'occhiata al blog di Giuseppe, è davvero interessante! Ecco qui: Il riccio e la volpe)
Ho iniziato ad ascoltare i Talk Talk in tenera età, credo intorno ai 10/11 anni, partendo dal loro successo "Such a Shame" che credo sia la canzone più nota del gruppo e successivamente ho ascoltato praticamente tutta la loro discografia, scoprendo così una band davvero eccezionale.
Ma partiamo dall'inizio.
I Talk Talk nascono in Inghilterra, a Londra, nel 1981 dalla fusione delle ceneri dei Reaction, duo punk composto da Mark Hollis ed il fratello Ed, insieme a Paul Webb, bassista, e Lee Harris, batterista. Dopo poco tempo Ed Hollis lascerà la band, sostituito alle tastiere da Simon Brenner, che a sua volta, nel 1983 abbandonò la band in favore di Tim Friese-Greene, che con Mark Hollis firmò la maggior parte dei loro successi.
Dopo un iniziale contratto con la Island Records che non portò praticamente da nessuna parte, il gruppo ottiene un contratto con la EMI, con cui incisero il loro album di esordio "The Party is Over", nel 1982, prodotto da Colin Thurston, già produttore di David Bowie e dei Duran Duran.
L'album appartiene alla corrente New Romantic che imperversava in quegli anni, nata sulla scia della musica di David Bowie e dei Roxy Music, di cui facevano parte band come i Duran Duran, i Depeche Mode degli esordi, gli Spandau Ballet ed i Visage.
I singoli estratti di maggior successo sono "Talk Talk" e "Today", belle canzoni, in Europa vanno bene, però non ottengono grandi risultati negli Stati Uniti, dove agli inizi degli anni '80 imperversavano Foreigners, Chicago, Fleetwood Mac e Stevie Nicks, Paul McCartney... si c'erano i Soft Cell, ma forse l'America non era così pronta all'elettronica ed al synth-pop dei gruppi europei.
Ascoltiamo Today, per tornare un po' agli inizi degli anni '80!
Il 1984 vede tornare i Talk talk con l'album "It's My Life" che li porta al successo mondiale, pur non riscuotendo molti consensi in patria.
I pezzi che trainano questo album sono "Such a Shame" e "It's My Life"... non c'è neppure bisogno di commentarli, il fatto di sentirli tutt'ora, trasmessi dalle radio più disparate, e che numerose cover siano state realizzate, è il segno inequivocabile del loro successo.
Ecco "Such a Shame" tutta per voi!
"Such a shame
To believe in escape
A life on every face
And that's a change
Until I'm finally left with an 8..."
A dire la verità, questo album è strepitoso, ogni pezzo è bellissimo, le sonorità, per quanto possano essere etichettate banalmente come "elettroniche", hanno una spiccata personalità, la firma dei Talk Talk è chiarissima, il gruppo ha la propria e precisa identità, che lo rende unico.
Tra i nove brani che compongono questo capolavoro, io amo particolarmente "Tomorrow Started" e "Renée", per quanto "Dum Dum Girl", il pezzo di apertura, sia decisamente bello.
Ho tirato a sorte, vi beccate "Renée"...
Dopo due anni di concerti per la promozione dell'album e un lungo lavoro in studio, il 1986 è l'anno di pubblicazione di "The Colour of Spring" che preannuncia la svolta che i Talk Talk prenderanno nel futuro, poiché l'elettronica viene fusa sapientemente con elementi rock-jazz. Alle registrazioni hanno preso parte nomi noti nell'ambiente jazz come Steve Winwood all'organo, David Rhodes alla chitarra e Morris Pert alle percussioni.
L'album contiene otto tracce e la canzone simbolo è rappresentata da "Living in Another World", che trovo semplicemente eccezionale!
Il brano "Life's What You Make It" è però il singolo pubblicato per la promozione dell'album. Con questo pezzo sono ospiti all'edizione del Festival di Sanremo proprio del 1986.
Nel 1987 arriva la svolta che porterà il gruppo allo scioglimento. Mark Hollis decide di pubblicare l'album "Spirit of Eden" senza però svolgere alcuna attività per la promozione del disco, nè concerti, nè pubblicazione di singoli, ed è così che l'accoglienza è stata tiepida, in sordina. Non so cosa sia preso a Hollis e soci, ma questo album di sole sei tracce, senza pubblicità e con una causa intentata da parte del gruppo che si è visto modificare un brano dall'etichetta Emi per renderlo più commerciale e viceversa una denuncia della Emi a loro carico per non aver rispettato i termini contrattuali, ha portato alla rottura di ogni collaborazione ed ovviamente alla rescissione del contratto.
L'album non ha più sonorità elettroniche o synth-pop, ma è influenzato da sfumature di progressive rock, fusion e jazz, sancendo il passaggio definitivo al post rock. Il pezzo che lo rappresenta è "I Believe in You".
L'ultimo lavoro del gruppo si intitola "Laughing Stock" ed esce nel 1991 con l'etichetta Polydor.
Nemmeno a dirlo, il successo non arrivò, ma quest'album ci lascia ottimi pezzi, d'altronde il talento di questo gruppo rimane fuori discussione, perciò vi allieto con "After the Flood", mettetevi comodi... dura più di nove minuti!
La band si scioglie l'anno seguente, nel 1992. Harris e Webb hanno fondato gli O'Rang (gruppo di cui sinceramente non ho notizie). Mark Hollis, dopo qualche anno di silenzio ha prodotto un album omonimo, nel 1998, prima di ritirarsi definitivamente, mentre Tim Friese-Greene continua a produrre, perennemente in fase di sperimentazione, sotto lo pseudonimo di Heligoland.
Potete ascoltare i Talk Talk concentrati nelle raccolte "Natural History: The Very Best of Talk Talk", "The Very Best of Talk Talk", e "The Collection", uscite rispettivamente nel 1990, nel 1997 e nel 2000.
Non vi prendo per ignoranti, sappiatelo, è solo che certi artisti li ricordiamo per pochissimi lavori, attraverso spot pubblicitari o collaborazioni con altri musicisti, e spesso il loro nome non rimane impresso nella nostra mente.
Per questo oggi vi parlo di lei, Imogen Heap.
Imogen Jennifer Jane Heap nasce il 9 dicembre del 1977 in una cittadina della contea dell’Essex, UK. E’ una cantautrice, nota come voce del duo Frou Frou, insieme a Guy Sigsworth, e per il suo singolo “Hide and Seek”, colonna sonora dello spot della Skoda Fabia.
Ecco qui un paio di video per ricordare meglio!
Imogen si appassiona alla musica già in tenera età e crescendo impara a suonare una quantità impressionante di strumenti, almeno dal mio punto di vista. Inizia con il pianoforte, poi passa al violoncello, il clarinetto e all’età di 11 anni già scriveva le sue prime canzoni.
Ancora adolescente, impara ad usare un sequencer (dispositivo che permette di creare sequenze di comandi per controllare strumenti musicali elettronici associati) per poter iniziare ad utilizzare un computer Atari nelle sue composizioni.
Si capisce che il suo percorso sarà quello dell’esplorazione della musica elettronica, nonostante nel tempo Imogen impari a suonare altri strumenti, oltre a tastiere e sintetizzatori, come la batteria, la marimba, l’array mbira (una sorta di arpa, con lamelle metalliche poste sopra una cassa di risonanza in legno), il violoncello.
Firma il suo primo contratto discografico a 17 anni, con l’etichetta indipendente Almo Sounds con cui pubblica il suo primo album “i-Megaphone” nel 1998. Da notare che il titolo dell’album non è altro che l’anagramma del suo nome, piccola curiosità!
Questo lavoro in Italia non viene pubblicato, almeno in quell’anno, la casa discografica è assorbita dalla Universal che rescinde il contratto con la Heap, lasciandola nel limbo...
Dopo cinque anni, nel 2003, Imogen Heap autoproduce il suo secondo album pubblicizzandolo su internet, ipotecando casa, affittando uno studio di registrazione ed acquistando gli strumenti musicali che le occorrevano.
Nascono così “Goodnight and Go” e “Hide and Seek” (utilizzate poi nel telefilm The O.C.), “Just for Now”, “Speeding Cars” e la cover di “Hallelujah” di Leonard Cohen. Il brano “Can’t Take It In” verrà in seguito utilizzato come sigla finale del film “Le cronache di Narnia: il leone, la strega e l’armadio”.
Nel 2005, la casa discografica Megaphonic Records, fondata direttamente dall’artista, pubblica l’album “Speak for Yourself” che contiene tutti i pezzi autoprodotti tra il 2003 ed il 2004 dando così visibilità mondiale al suo lavoro, tanto che Sony BMG espone due società controllate ad acquisirne i diritti per i mercati nordamericano ed europeo.
L’album è davvero bellissimo, le sonorità elettroniche sono davvero incredibili, i suoni mai banali e perfettamente studiati per dare risalto alla particolarità dei vari brani. La voce di Imogen è eterea, precisa, chiara e sapientemente alterata dai vari strumenti per rendere uniche le canzoni. Faccio notare che Imogen Heap realizza da sola le sue composizioni, suona tutti gli strumenti, mixa, canta... un portento, insomma!
“Headlock” è forse il pezzo che preferisco dell’album, senza nulla togliere agli altri, parimenti emozionanti! Eccolo!
Nel 2009 esce “Ellipse”, altro lavoro particolare, che avrebbe dovuto contenere il brano “Not Now, But Soon”, pubblicato in anteprima sullo spazio MySpace dell’artista, poi non più inserito.
Questo pezzo è presente nella colonna sonora del telefilm Heroes e noi lo ascoltiamo volentieri!
Il 28 marzo 2011 esce il singolo “Lifeline”, inizialmente chiamato heapsong1, che fa parte del nuovo lavoro che Imogen sta preparando. Il progetto è curioso, i pezzi vengono pubblicati online appena terminati e corredati di video... ad uno ad uno!
Infatti il 5 luglio esce “Propeller Seeds” (heapsong2), il 17 ottobre è la volta di “Neglected Space” (heapsong3) e il 21 ottobre 2011 Imogen Heap pubblica “Minds without Fear” (heapsong4)
Il termine dell'album è previsto per il 2013.
Non inserisco alcunchè, perchè vorrei che vedeste la produzione di Imogen Heap dove è più giusto, ovvero sul suo sito internet! E’ davvero interessante che lei condivida con i fans, passo dopo passo, la creazione dei suoi pezzi!
Vi saluto con una dimostrazione dell’utilizzo di una parte della strumentazione di Imogen, direttamente eseguita da lei, durante un suo intervento in una radio... assolutamente fantastica!
Ho appena ascoltato il brano "Stay on These Roads" alla radio ed ho pensato "perchè no?" quindi ora sono qui a parlarvi del mitico gruppo norvegese degli a-ha.
La loro storia comincia nel 1982, quando Paul Waaktaar e Magne Furuholmen, dopo aver pubblicato l'album Poem con il gruppo chiamato Bridges sciolgono il gruppo e cercano un nuovo cantante per andare a Londra in cerca di fortuna. Contattano Morten Harket, inizialmente non disponibile, perciò dopo un primo tentativo non riuscito, tornano in Norvegia, lo convincono ed inizia l'avventura londinese, con il nome a-ha (tutto minuscolo).
Il loro primo singolo è "Take on Me", pubblicato per la prima volta nel 1984, ma non ottiene il risultato sperato.
E' solo nel 1985 che il pezzo, riarrangiato spopola e consacra gli a-ha nelle classifiche di tutto il mondo, anche grazie al video animato che lo accompagna. Ricordate?
Nel 1985 esce il loro primo album "Hunting High and Low", a mio avviso un capolavoro!
Il secondo singolo estratto è "The Sun Always Shine on Tv", altro successo planetario, anche se io adoro il pezzo che porta il nome dell'album, "Hunting High and Low", trovo sia di una bellezza unica, crea un'atmosfera eterea e la particolare voce di Morten Harket è esaltata al massimo, esprimendo molta dolcezza. Il gruppo rivela sonorità elettroniche, il genere si potrebbe definire synth-pop, con la particolarità della voce molto limpida e di tonalità alta di Morten.
Nel 1986 esce il secondo album "Scoundrel Days", che contiene la famosa "Cry Wolf" e nel 1988 è la volta di "Stay on These Roads", terzo album della band, trainato dall'omonimo singolo e da un pezzo (da 90 direi!) che è "The Living Daylights". L'uscita del terzo album è seguita da un tour mondiale che porta il gruppo ad esibirsi sui migliori palchi del mondo.E noi gustiamo "The Living Daylights" proprio dal vivo...
Il 1990 è l'anno del quarto album "East of the Sun, West of the Moon" che oltre a canzoni come "East of the Sun" e "Rolling Thunder", contiene la struggente "Crying in the Rain", paragonabile, per atmosfera e dolcezza a "Hunting High and Low", ecco, queste sono due canzoni che mi emozionano in modo allucinante ed il crescendo vocale di "Crying in the Rain" è da brividi!
Devo però darvi uno scoop, "Crying in the Rain" è una cover. L'originale è del 1962 ed è stata scritta da Howard Greenfield e la grandissima Carol King, interpretata per la prima volta dagli Everly Brothers... (seguirà post dedicato!).
Nel 1993 pubblicano l'ultimo album prima della pausa che il gruppo osserva dal 1994 al 2000. Si tratta di "Memorial Beach". Durante la pausa Morten Harket prosegue la carriera da solista e si occupa attivamente di beneficenza, Paul Waaktaar-Savoy (Savoy è stato aggiunto dopo il matrimonio) forma con la moglie il gruppo chiamato proprio Savoy, mentre Magne Furuholmen si dedica alla scrittura di musiche per film ed arti visive.
Il ritorno al successo è segnato dall'album "Minor Earth, Major Sky", pubblicato nel 2000, trainato dal pezzo "Summer Moved On" (gentilmente segnalato da Paòlo del blog DoReMiFan). In questo brano non solo Morten Harket è perfetto come sempre, ma detiene un record europeo: ha sostenuto, nella canzone, una nota per 20,2 secondi, notevole! Provare per credere, contate 20 secondi dal minuto 2.50 del video ;-)
Nel 2002 esce l'album "Lifelines", l'ultimo con l'etichetta Warner Bros.
E' il 2005 quando gli a-ha si esibiscono in Germania al Live-8 e stipulano il contratto con la Polydor tedesca, con cui pubblicano nello stesso anno l'album "Analogue". L'album esce in due versioni, Cd e Deluxe, che contiene anche il Dvd. In Italia è stata pubblicata solo quest'ultima, va da se che non penso che le vendite siano state soddisfacenti... a mio parere è anche per scelte così che cadono nell'oblio artisti notevoli, ma non voglio addentrarmi in questioni che meriterebbero un intero forum di discussione.
Consoliamoci con la bella performance al Live-8 di Berlino...
Tra maggio e giugno del 2009 viene pubblicato il loro album "Foot of the Mountain", nono album in studio del gruppo norvegese che ci riporta un po' ai loro esordi per quanto riguarda le sonorità.
Questo è l'ultimo prodotto della loro carriera, perchè con il concerto del 4 dicembre 2010 ad Oslo, ultima data del tour mondiale "Ending on a High Note", la band che ci ha regalato anni di emozioni si scioglie definitivamente.
Ecco un assaggio di quel concerto...
Il gruppo ha segnato un era, dal momento in cui sono stati fonte di ispirazione per moltissimi artisti, tra i più importanti cito i Coldplay, ho detto tutto! Io continuo ad ascoltarli, i loro pezzi sono sempre magnifici!